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Progetto per un incontro sull'orientamento scolastico |
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Orientamento scolastico : quale bussola |
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L'attenzione intorno all'orientamento scolastico segnala che la scelta della scuola superiore vede un certo disorientamento, sia in coloro che dovrebbero orientare, sia in chi deve scegliere. Questa decisione puo' essere sopravvalutata, se il rischio dell'errore, presente in ogni scelta, viene confuso con il timore di sbagliare irrimediabilmente. Cio' ha un peso rilevante nel chiedere una specializzazione sempre maggiore di chi suggerisce, valuta e informa, con il rischio evidente di delegare agli "esperti" ogni considerazione nel merito. Si teme l'errore e il fallimento che conseguirebbe, ma forse sarebbe piu' opportuno considerare la possibilita' di correzione che l'errore porta in se'. In realta', la scelta della scuola superiore non pregiudica affatto il futuro professionale del ragazzo che, come obiettivo finale, puo' essere ancora in fieri: il "come arrivarci" ad una professione puo' attivarsi in modi non obbliganti (es. fare l'ingegnere non richiede necessariamente il liceo scientifico, anche se puo' essere facilitante).E' evidente che per orientarsi occorre una bussola, sapere dove si trova il nord, benche' la bussola non potra' mai dire a nessuno dove andare, perche' la meta che il soggetto vuole raggiungere e' pur sempre decisa in proprio. Riproporre una bussola significa rilanciare una norma di beneficio che orienti la scelta, laddove beneficio corrisponde sempre a vantaggio e soddisfazione personale. Questo "sapersi orientare" non e' tuttavia una facolta' innata, un istinto, ma e' l'esito di un pensiero, e quindi di un lavoro, che il figlio attua, peraltro precocemente, in un certo tempo. Per la riuscita di tale competenza, come del suo fallimento, i genitori hanno sicuramente una parte rilevante: il loro "muoversi", vale a dire il rispondere alle domande del figlio, puo' avvenire tanto nella direzione di accompagnare e sostenere i figli in questa decisione, (che un ragazzo non puo' prendere da solo) quanto nell'altra, di decidere per loro o lasciarli soli. Mentre, nel primo caso, la risposta e' mediata da un lavoro di ascolto, nel secondo essa e' "immediata" e consiste in qualcosa di precostituito che elude tale lavoro. La prima possibilita' e' una tecnica che si chiama amore, la seconda e' solo un dispositivo, talora pericoloso; anziche' aiutare il ragazzo a comporre la sua norma di beneficio lo si puo' esautorare fino a farlo ammalare e vale a dire inibirlo, prima intellettualmente e poi materialmente. Temi dell'incontro saranno:
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