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Dalla Conoscenza alla Competenza

Un passo oltre

(Corso di formazione sulla "dispersione scolastica e competenze relazionali" presso l’Ist. "G. Piovene" di Vicenza.)

Premessa. Ritengo quanto mai interessante questo titolo (proposto dalla Preside, professoressa Giovanna Guaglianone)per un Corso di Formazione, poiché credo sia ormai imprescindibile per ciascun insegnante (e ciascun allievo) operare il passo dalla Conoscenza alla Competenza, affinché il fare e l’essere a scuola abbiano ancora un senso. Ritengo di conseguenza imprescindibile che l’istituzione-scuola si muova soprattutto in questa direzione e cioè si adoperi per favorire prioritariamente (sebbene ci siano anche altri "mali") questo tragitto. Considero inoltre il titolo assai puntuale poiché, data la situazione di crisi in cui si dibatte la scuola stessa, occorre proprio fare un "passo oltre" (che suggerirei come sottotitolo) e c’è da chiedersi perché finora esso non sia stato compiuto (e chissà quanto tempo ci vorrà ancora), sebbene non pochi l’abbiano individuato.

Perché dunque non si riesce ad andare al di là? Nel tentare una risposta mi riallaccio a quanto già detto nella precedente relazione (la dignità dell’insegnante) in cui sostenevo che a fronte di una Struttura "forte" (l’apparato scolastico), gli elementi che la compongono, soprattutto docenti, sono "deboli" e che vi sarebbe inoltre un rapporto di forza inverso fra le due parti. Ora, mentre i due piani dovrebbero rimanere distinti (distinguevo il piano del "gestire" da quello del "trattare") è possibile invece osservare che il primo si avvicina, per così dire, asintoticamente al secondo fino quasi a coincidervi. Pretesa vana e dannosa se si ammette che, proprio per quanto riguarda la Conoscenza e la Competenza, laddove la prima è misurabile da chiunque sia in possesso degli strumenti adeguati, la seconda è "giudicabile" solo da chi ne è parte in causa (docente e allievo). Questo movimento tuttavia porta a depersonalizzare - desoggettivare - il docente (e non solo lui ) che, di fronte, per esempio, a delle schede di valutazione sempre più complesse e sofisticate, può abdicare al suo giudizio in quanto facoltà (atto di competenza), per conformarsi a quanto gli viene richiesto. La prima conseguenza di ciò è la sua perdita di responsabilità che non è più, come dovrebbe essere, un "rispondere" all’altro - allievo - bensì a una committenza che non ha nulla a vedere con la coppia prioritaria della scuola, quella docente-allievo, appunto. Occorre dunque ripristinare e sostenere adeguatamente questa partnership affinché competenza - cum petere - si dia, quale atto libero di pensiero fra due soggetti che fanno per un certo tempo della loro vita una strada insieme.

Il Corso potrebbe estrinsecarsi in due momenti logici:

1) Esplicitazione rivolta a tutti i partecipanti di alcuni concetti chiave relativi alla Competenza e cioè: GIUDIZIO, SODDISFAZIONE, ASCOLTO, RELAZIONE AGIATA. (Possono essere sufficienti due incontri di tre ore ciascuno, compresi intervallo e discussione finale).
 2) Alcuni (numero da definire) Incontri "Clinici" di Ascolto, rivolti a gruppi ristretti (docenti facilitatori), in cui vengono discusse concrete situazioni relazionali al fine di affinare l’arte dell’incontro con l’altro-che-sta-di-fronte (klinikè) e che pone questioni.

Qualche nota relativa al punto 1).

GIUDIZIO. A fronte di una valutazione basata su una misurazione sempre più serrata e messa a punto dall’esterno, aprioristicamente ecc. rispetto alla coppia docente-allievo, occorre puntare a una valutazione in quanto "atto di giudizio". Si tratta di una iniziativa giuridica, una facoltà, volta a sanzionare gli atti del rispettivo partner valutando di conseguenza la sua dignità nel "cum petere".

SODDISFAZIONE. Un soggetto è soddisfatto nella misura in cui viene rispettata la sua "norma di beneficio", vale a dire il suo modo di "regolarsi" nella vita. E’ una meta prioritaria e indispensabile alla salute di ciascuno la quale, tuttavia, può essere soppiantata da altre mete e programmi che possono non risultare altrettanto soddisfacenti.
 

ASCOLTO. E’ la facoltà (non un fatto da registratore) di "comprendere", nel proprio moto, anche la modalità del moto altrui. Il movimento (moto, motivazione) di ogni individuo è differente da quello di un altro: saper ascoltare queste differenze può consentire di aprire utili varchi attraverso cui instaurare relazioni significative.
 

RELAZIONE AGIATA. E’ lo spazio del gioco - movimento privo di inibizioni - entro il quale due partner occupano, per loro libera iniziativa, alternamente i posti di Soggetto e di Altro: della domanda e dell’offerta. Allorché tale spazio viene saturato, per esempio da un sapere fine a se stesso o perché trasmesso da Altro a Altro e cioè da ruoli assegnati, non c’è più gioco e la relazione s’impoverisce.

Vicenza, settembre 1996  Alfeo Foletto