A SCUOLA
CON SODDISFAZIONE
Prefazione di
ROSARIO MAZZEO
Postfazione di
MARIA D. CONTRI
Indice
Presentazione di Rosario Mazzeo
Introduzione
1° Capitolo Rapporto: i posti e l’agio
2° “ Il lavoro e il rapporto individuale
3° “ Competenza come facoltà; giudizio e imputabilità
4° “ L’ascolto
5° “ Soddisfazione: meta e beneficio
6° “ Gestire/trattare. Le due città
7° “ I rapporti di collaborazione
8° Per una scuola dei talenti
Conclusioni
(Postfazione...)
Introduzione
Questo scritto è l’esito di un’esperienza condotta da PR.AS.DO. - Pratica di Ascolto del Docente (e Genitore) - con insegnanti, genitori e presidi di varie scuole, a partire da alcuni presupposti teorici in base ai quali la soddisfazione può essere un criterio guida nell’insegnamento/apprendimento. Si tratta di una prospettiva nel “fare scuola”, una possibilità che sarà esplicitata lungo tutto il testo e la cui applicazione comporta sostanzialmente la trasmissione e l’acquisizione del sapere quali conseguenze di un investimento sul pensare[1]. Questa modalità, che contempla anzitutto il beneficio del docente, non solo favorisce l’apprendimento dell’allievo, ma anche il pensiero della sua soddisfazione. Si avvia così un circolo virtuoso fra i due momenti - pensare/sapere - che potrebbe realizzare la “scuola dei talenti”, per cui cioè sarebbe possibile mettere a frutto il capitale (pensiero) di ciascuno.
L’applicazione della medesima ottica permetterebbe inoltre sia di affrontare, in statu nascendi, la nota separazione cognizioni/affetti, restituendo ai docenti ciò che con troppa facilità viene delegato ad esperti; sia di rendere dialettico il falso dilemma istruire/educare, responsabile spesso di disaccordi fra scuola e famiglia.
L’assunto iniziale pone il concetto di soddisfazione, traducibile anche con l’espressione “esserci in ciò che si fa”, intimamente legato a quello di competenza, ossia al “saperci fare con l’Altro” (non sull’Altro), e a quello di rapporto, in quanto ambito della loro estrinsecazione. Si tratta di una interdipendenza per cui la soddisfazione è la meta risultante dall’espressione di una facoltà - competenza - esercitata all’interno di un rapporto caratterizzato dal lavoro.
Accennando ai presupposti teorici di tali concetti, va ricordato che per quanto riguarda il termine soddisfazione occorre fare riferimento a Freud perché, in definitiva, ciò di cui si tratta è la soddisfazione pulsionale[2]. Dal momento, poi, che di tale soddisfazione non esiste la professione, bensì la competenza, così che nella scuola è importante distinguere questi due aspetti, per tale distinzione ci si riferisce allo Studium Cartello[3]. Giacché, da ultimo, il suo ambito di realizzazione è uno spazio di rapporto chiamato agio - entro cui due soggetti possono mettere a frutto il loro pensiero - per tale concetto il punto di riferimento è Prasdo stessa, in quanto costituisce il momento inaugurale della propria elaborazione[4].
Il termine agio, che significa anche gioco fra due interfacce, ha dato nuovo senso alla parola disagio che, da una onnicomprensiva idea di malessere, è venuta ad esprimere anzitutto quella di assenza di agio, vale a dire di mancanza di un adeguato spazio relazionale fra due individui che si rapportano. Il significato cui si allude può essere colto nell’espressione “mettere qualcuno a proprio agio (allo scopo di...)” che pertanto riguarda un mezzo, non un fine e per il quale serve un determinato lavoro. Va detto subito che tale cambiamento di senso comporta il passaggio dalla causalità - consumismo, povertà ecc. - all’imputabilità, ossia a una particolare implicazione nel rapporto per cui diventa possibile migliorarlo o trovare delle soluzioni quando qualcosa non va. Riferirsi all’agio significa allora non solo sottrarsi all’impostazione medica che ha pervaso la scuola - la cura del disagio -, ma anche spostare la cosiddetta “centralità della relazione” dall’allievo a questo particolare momento che è la messa in gioco delle rispettive competenze.
In questa ottica, infatti, il fare scuola non è più ascrivibile al “comportarsi” separato di docente e discente, bensì al loro “rapportarsi” reciproco che, secondo Prasdo, si inizia dall’ascolto, quale primo momento della competenza stessa. L’ascolto è un lavoro di pensiero del singolo docente che, valutata la convenienza nel fare del proprio allievo un partner nel processo di istruzione e di educazione, ritiene utile anzitutto capire “con chi ha a che fare”.
Il termine ascolto compare anche nella denominazione di Prasdo perché è il momento fondamentale della propria attività[5], quella dell’incontro individuale con un insegnante, genitore, preside, in cui viene offerto un adeguato spazio di ascolto, cioè di elaborazione e discussione dei propri vissuti relazionali, finalizzato alla messa a punto della competenza stessa.
[1] Poiché tale “pensare” è anzitutto relativo al proprio muoversi-con-soddisfazione nella quotidianità, quindi anche nei confronti del sapere stesso, ciò cui ci si riferisce è il concetto di “moto pulsionale”, secondo l’ipotesi messa in luce dalla psicoanalisi. La questione verrà ripresa nel quarto e quinto capitolo, qui basti dire che il concetto di “moto” designa l’aspetto dinamico dell’energia psichica che a partire da una spinta raggiunge una conclusione; mentre il termine “investimento” riguarda l’aspetto economico - quantificabile - della medesima energia.
[2] V. quinto capitolo.
[3] Lo Studium Cartello, nei suoi tre Studia (Il Lavoro Psicoanalitico, Il Lavoro Enciclopedico, Scuola Pratica di Psicopatologia) relativi al Pensiero di Natura, quale ri-capitolazione giuridica della dottrina psicoanalitica di Freud, è stata la fonte principale del percorso di Prasdo. V. Il Pensiero di Natura, Giacomo B. Contri, Sic Edizioni, Milano, 1998.
[4] L’Associazione Prasdo si costituisce all’interno dello Studium Cartello, per iniziative di alcuni suoi iscritti (Carlo Arrigone, Giovanni Callegari, Alfeo Foletto, Giampietro Sèry, Agnese Signorelli) aventi interessi rivolti anche al mondo della scuola.
[5] Oltre a questi incontri individuali sono previsti corsi collettivi, anche su tematiche specifiche (cfr. cap. 8°) per sensibilizzare sull’importanza della soddisfazione nel fare scuola. Possono inoltre essere reperiti altri momenti applicativi della prospettiva di Prasdo, come consigli di classe o riunioni di genitori, in cui tale prospettiva può trovare un impiego più concreto, nonché la possibilità di un riscontro nel tempo.