Gianpietro Sèry

 

QUEL LIBERO PENSATORE CHE E' IL BAMBINO.

 

Lunedì 11 Maggio 1998.

Leggo su "Il Giornale" un articolo di Renato Farina intitolato "Se lo psicologo dice che vostro figlio è scemo, non credetegli".

Mentre scorro l'articolo, mi viene in mente un ricordo personale.

Nell'aprile di tredici anni fa, mio figlio Gian-Paolo di un anno e mezzo, in coincidenza con l'arrivo del secondo figlio nella nostra famiglia, più o meno improvvisamente non parla più.

A qualcuno che mi propone di farlo vedere da uno "psicologo", io rispondo che non se ne parla neppure.

A distanza di qualche mese, Gian-Paolo decide che è il momento di ritornare a parlare: e parla bene.

Non riprende da dove aveva lasciato: parla più correttamente, con ricchezza lessicale e parla molto con noi.

Che cosa era successo ?

Che cosa aveva fatto mio figlio in quei mesi di silenzio ?

Una cosa estranea a tanta malata "scienza psicologica".

Semplicemente, aveva pensato.

Ho dovuto prendermi anche io un po' di tempo per elaborare che puoi osservare tuo figlio nel lettino che sgambetta, puoi commuoverti nel tornare a casa e vederlo dormire, puoi dirgli mille volte al giorno "voglio bene a te", ma potresti non arrivare mai al pensiero: "io so che tu pensi !".

Ricordo con precisione e con soddisfazione quel giorno a pranzo, seduti intorno al tavolo: il giorno in cui guardando i miei bambini mangiare con gusto mi sono reso conto di essere in relazione con dei liberi pensatori.

Rivedendo a scuola in questi ultimi mesi quel film ormai datato ma sempre interessante che è "L'attimo fuggente", mi è capitato di ascoltare e di fare osservare ai miei interlocutori una frase detta al Prof. Keating da un innominato Professore di Latino: "liberi pensatori ?... A 17 anni ?... Non sono cinico, sono solo realista !".

Tre menzogne e quindi tre inganni in poche frasi: loro non pensano, io non sono cinico, io sono realista.

Il realismo, o meglio, la realtà senza il pre-giudizio dimostrerebbe ciò che solo la menzogna può negare: l'uomo è un libero pensatore non a 17, nè a 15, nè a 10 anni.

La realtà, che è una evidenza sotto gli occhi di tutti, dimostrerebbe che l'uomo è un libero pensatore da quando, bambino, prende nota del primo piacere derivato dall'atto di succhiare il latte al seno materno: atto giudicato soddisfacente e desiderabile da ripetere.

"Mia madre, allattandomi mi ha eccitato ad agire secondo il bisogno di venire soddisfatto per mezzo di un altro." (nota 1) Questo primo giudizio è a tutti gli effetti, giuridici, un atto di pensiero e diventa infatti l' atto costituente quella realtà (già al di là della natura) che è l'uomo.

Le difficoltà naturali della vita del bambino (non nel suo "sviluppo" ma nella sua storia), come la nascita di un fratellino che entra all'improvviso come socio non desiderato della società per azioni che è una famiglia, richiedono al pensiero tempi assolutamente normali di elaborazione personale: ciò che è solo segno (Gian-Paolo che smette di parlare) di questo tempo occorrente al pensiero per elaborare una soluzione soddisfacente, non può e non deve essere con violenza trasformato in pre-occupante sintomo che deve ("furor sanandi") essere curato.

Il bambino, come poi l'uomo, deve semplicemente essere trattato bene, essere ascoltato anche nel suo atto di non parlare.

Non esiste la astrazione presuntuosa "psicoterapia": curare è un impossibile che accade solo là dove l'altro è trattato bene.

Tanta "psicologia" potrebbe trarre vantaggio da un talento negativo (nota 2) dove al posto di un interagire con pretesa "terapeutica" ci fossero atti di reale ascolto dell'altro.

Per non parlare di quando certa "psicologia" ha la pretesa di prevenire quando non è neppure capace di curare.

Allora la "prevenzione" diventa "predizione" di malattia, e quindi anticamera e introduzione alla psicopatologia.

Stiamo molto attenti come insegnanti e come adulti che educano, a certi perversi psicologismi che vorrebbero invadere da domani anche la scuola oltre che i rotocalchi dei giornali e le trasmissioni televisive.

Non permettiamo psicologismi anche là dove si dovrebbe educare e educare bene.

I bambini al lavoro, perchè stanno semplicemente elaborando le soluzioni più significative alle domande della loro esistenza (fratellini, separazioni dei genitori, violenze, malattie, morte), non siano trasformati nei bambini del "disagio previsto" e quindi del "disagio comandato".

Dis-agio è mancanza di ricchezza: al contrario, il pensiero del bambino è un pensiero da ricco e da sovrano.

Non ci capiti che sia proprio la povertà invidiosa di certa sedicente "scienza" a diventare fabbrica di proletari del dis-agio di stato.

Noi, che stiamo come soci dalla parte dei bambini, facciamo una domanda e una proposta.

La domanda: perchè tra i "saggi" di cui si serve il Ministro della Pubblica Istruzione non ci sono bambini ?

La proposta: un bambino ogni tre classi di "psicologi".

 

Nota 1: E' una precisa definizione di Giacomo B. Contri in "Il pensiero di natura", edizioni sipiel, Milano, 1994.

Nota 2: E' un'altra definizione di Giacomo B. Contri nell'opera sopra citata: "talento negativo" è "il non fare dei propri oggetti o talenti il punto di appoggio di una obiezione al beneficio recepibile da un altro o anche il non farne il punto di appoggio di una pretesa regolatrice del rapporto con l'altro..."

 

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