l'adolescenza

 

Da Genova: Gianpietro Sèry

Leggiamo la descrizione dell' inferno adolescenziale con le parole dei "saggi" del Ministero: "l'anticipazione della pubertà espone gli individui alla burrasca psico-biologica, caratteristica del periodo puberale, in una fase in cui capacità cognitive, mondo (sfera) relazionale e percezione della propria identità, sono ancora quelle dell'infanzia, insieme a un sempre maggior ritardo dell'autonomia economica dei giovani… Ci troviamo dunque di fronte ad adolescenti soli, perduti in un deserto emozionale, e spesso privi della percezione di un futuro possibile, costruito in modo unitario, radicato su riferimenti valoriali e coordinate impegnative… Ci sono disturbi psico-comportamentali… che… possono non interessare categorie "a rischio" strettamente definibili, ma si presentano in modo comune e numericamente crescente, assumendo le connotazioni di patologie sociali o di disordini diffusi nella popolazione generale, con gradazioni di intensità del tutto variabili." Il contenuto patologico e patogeno di questo testo consiste nel pensiero della "carcassa biologica" in opposizione al pensiero del corpo e il pensiero della inevitabilità opposto al pensiero della imputabilità.
Passaggio completato con i conseguenti sottopassaggi: - a "pubertà", si oppone "tempesta ormonale", - al lavoro possibile del pensiero, si oppone una attesa di totale problematicità, - alla possibile soluzione, si oppone la necessità di prevenzione (invidia che fa precedere il pensiero dell'altro), - al lavoro per la soddisfazione dei rapporti, si oppone la assunzione di identità sessuale e accettazione del proprio corpo, - al lavoro del riconoscimento e correzione dell'errore si oppone il concetto di "tappa inevitabile" della vita.
Da cui la risposta sociale ormai ovunque totalizzante della prevenzione come unica risorsa: ogni altra soluzione è resa impensabile. (I precedenti brani citati sono tratti dal piano per gli interventi di educazione alla salute per l'anno scolastico 1997-1998)

Sto dicendo che in una vita pensata come storia di accadimenti (dove inganno, errore e correzione dell'errore sono compresi), bambino e uomo sono rispettivamente: - il bambino, la maturità iniziale del pensiero di natura - l'uomo, la possibile (non prevedibile) conclusione soddisfacente dello stesso pensiero passato attraverso un errore corretto.
Quando dico "stesso pensiero", parlo di quel Pensiero di natura che consiste nella legge di soddisfazione o "principio di piacere" come è capitato a Freud di chiamarlo. In una vita pensata così, l'adolescenza non ha più posto, di fatto non esiste neppure se non come invenzione maligna di una astratta tappa della vita di pari passo con l'altra maligna invenzione che trasforma i sessi nel complesso-problema e nella astrazione "sessualità".

Se quindi certamente è lecito dire che non esiste l'adolescenza in quanto astrazione, esiste invece la pubertà, ma essa esiste, qui sta la differenza, come accadimento, come uno degli avvenimenti della vita che eccitano il pensiero ad una nuova elaborazione con meta di conclusione soddisfacente, uno degli avvenimenti che costituiscono una vocazione.
Una elaborazione che accolga e restituisca la nuova realtà come una ulteriore ricchezza, cioè come una ennesima possibile fonte di soddisfazione. Ma occorre il pensiero giuridico della propria competenza per poterlo fare. Si può concludere ricordando che la grande astrazione "parità" cui seguono "istintività" e "sessualità" non sono altro che i fondamenti di una teoria di obiezione al rapporto e alla soddisfazione che ne deriva.

Il cosiddetto "adolescente" è quindi solo l'uomo nel tempo della crisi, cioè l'uomo la cui coscienza non riconosce più il Pensiero di Natura (che è il significato di "inconscio": la memoria di una prima soddisfazione non più riconosciuta come legge dalla coscienza). Il cosiddetto "adolescente" è in questo impasse : - non rinuncia alle rinunce della elaborazione continua dell'inganno (quel rimuginare e dubitare con effetto paralizzante sulla vita futura di cui parla Freud nelle "teorie sessuali" del1908), - si è sottratto ai benefici della posizione di figlio: non è più pensabile l'essere erede e l'essere erede universale, - e ponendo l'essenzialismo della vita in opposizione alla giuridicità dei rapporti (istintività e sessualità in primis) finisce per eliminare ogni meta di soddisfazione.

(Il testo integrale, qui riassunto, è rintracciabile nei "documenti" del sito).

 

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