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l'adolescenza |
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Da Genova: Gianpietro Sèry Leggiamo la descrizione
dell' inferno adolescenziale con le parole dei "saggi"
del Ministero: "l'anticipazione della pubertà espone gli
individui alla burrasca psico-biologica, caratteristica del
periodo puberale, in una fase in cui capacità cognitive, mondo (sfera)
relazionale e percezione della propria identità, sono ancora
quelle dell'infanzia, insieme a un sempre maggior ritardo dell'autonomia
economica dei giovani
Ci troviamo dunque di fronte ad
adolescenti soli, perduti in un deserto emozionale, e spesso
privi della percezione di un futuro possibile, costruito in modo
unitario, radicato su riferimenti valoriali e coordinate
impegnative
Ci sono disturbi psico-comportamentali
che
possono non interessare categorie "a rischio"
strettamente definibili, ma si presentano in modo comune e
numericamente crescente, assumendo le connotazioni di patologie
sociali o di disordini diffusi nella popolazione generale, con
gradazioni di intensità del tutto variabili." Il contenuto
patologico e patogeno di questo testo consiste nel pensiero della
"carcassa biologica" in opposizione al pensiero del
corpo e il pensiero della inevitabilità opposto al pensiero
della imputabilità. Sto dicendo che in una
vita pensata come storia di accadimenti (dove inganno, errore e
correzione dell'errore sono compresi), bambino e uomo sono
rispettivamente: - il bambino, la maturità iniziale del pensiero
di natura - l'uomo, la possibile (non prevedibile) conclusione
soddisfacente dello stesso pensiero passato attraverso un errore
corretto. Se quindi certamente è
lecito dire che non esiste l'adolescenza in quanto astrazione, esiste
invece la pubertà, ma essa esiste, qui sta la differenza, come
accadimento, come uno degli avvenimenti della vita che
eccitano il pensiero ad una nuova elaborazione con meta di
conclusione soddisfacente, uno degli avvenimenti che
costituiscono una vocazione. Il cosiddetto "adolescente" è quindi solo l'uomo nel tempo della crisi, cioè l'uomo la cui coscienza non riconosce più il Pensiero di Natura (che è il significato di "inconscio": la memoria di una prima soddisfazione non più riconosciuta come legge dalla coscienza). Il cosiddetto "adolescente" è in questo impasse : - non rinuncia alle rinunce della elaborazione continua dell'inganno (quel rimuginare e dubitare con effetto paralizzante sulla vita futura di cui parla Freud nelle "teorie sessuali" del1908), - si è sottratto ai benefici della posizione di figlio: non è più pensabile l'essere erede e l'essere erede universale, - e ponendo l'essenzialismo della vita in opposizione alla giuridicità dei rapporti (istintività e sessualità in primis) finisce per eliminare ogni meta di soddisfazione. (Il testo integrale, qui riassunto, è rintracciabile nei "documenti" del sito).
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