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Vicenza, 29.9.99 , da Alfeo Foletto
Ogni inizio danno, ciascuna scuola
cerca di attivare dei progetti di "accoglienza" che
hanno soprattutto lo scopo di realizzare un inserimento soft
per i nuovi iscritti. Si tratta in definitiva di far adattare lallievo
allambiente e alle sue regole, facendo sì che accetti,
sebbene gradualmente, il proprio ruolo.
La parola accoglienza, tuttavia, può
avere un differente significato e acquisire unaltra portata
rispetto a quella istituzionale, se il docente, a partire dalla
propria competenza, e cioè dal suo saperci fare con lallievo,
è in grado di riformularla in termini relazionali.
Accogliere, allora, può anzitutto
significare sapersi incontrare con un individuo, dotato di
un proprio pensiero e di cui occorre tenere conto affinché
avvenga insegnamento-apprendimento.
Spetta allinsegnante, tramite la
sua facoltà dascolto, ac-cogliere
tale pensiero, ovvero quella competenza che risulta essere
ciò che fa muovere, eventualmente anche verso il sapere, lallievo
in cui simbatte. Questo consentirebbe una risposta alla
domanda, che ciascun docente dovrebbe porsi: "chi è costui
che ho con me?" Non si tratta di conoscerne il curriculum
scolastico, successi, insuccessi o quantaltro che
potrebbero paradossalmente "rendere sordo" linsegnante
stesso, bensì di capirne appunto il pensiero - in quanto facoltà
- attraverso cui aprirsi un canale relazionale e su cui investire.
Questo aspetto concernente lascolto,
inoltre, ne richiama un altro che riguarda una particolare
modalità di rapporto per cui, al nuovo arrivato, occorre
saper offrire laccoglienza che si riserva allospite.
Bisogna cioè aiutarlo a trovarsi il proprio posto, che
è quello di partner rispetto al docente, offrendogli lagio
necessario affinché possa muoversi liberamente - da soggetto a
soggetto - allo scopo di mettere a frutto il proprio pensiero.
Quanto prima il docente saprà
realizzare questo tipo di accoglienza, basata dunque sullascolto
e sullagio, tanto prima le conferirà quel carattere di reciprocità,
per cui lallievo, davvero "accolto", potrà
fare altrettanto nei confronti del proprio docente.
Se questo accade, verrà aggirato "limpossibile"
fra insegnamento e apprendimento, mettendo così le premesse per
un successo scolastico condotto secondo soddisfazione.
Torino, 2 Ottobre 1999, da Giovanni
Callegari
Cari amici di Prasdo.
Ho letto con piacere il lavoro sull'accoglienza.
Mi sembra molto utile fornire agli insegnanti questa lettura che
abilmente fate del momento di primo incontro tra soggetti
interessati entrambi ad un lavoro di reciproco vantaggio. Mi
veniva in mente la questione della domanda. Se l'allievo è lì,
è anche perchè ha fatto una domanda (più o meno soggettiva nel
senso che a volte purtroppo i genitori espropriano...) ma
certamente è da parte dell'allievo che avviene la possibilità
dell'incontro proprio perchè ha scelto quella scuola, istituto
ecc. Allora nell'accoglienza il docente deve tener conto che l'allievo
ha fatto qualcosa che lui (il docente) è chiamato a riconoscere.
A riconoscere e accogliere che l'allievo ha investito, ha
chiamato (eccitato) qualcuno a esserle partner nella propria
impresa. A partire da questo riconoscimento, l'offerta della
competenza del docente per realizzare un rapporto soddisfacente
per entrambi. Direi che accogliere è anche saper riconoscere che
qualcuno ci ha invitati (riconoscendo apriori la nostra
competenza) a essere partner nel conseguimento della sua
soddisfazione. Doveroso quindi riconoscere la domanda e accettare
il posto con l'offerta della propria competenza a essere partner
nella e della soddisfazione.
Spero che questa idea che ruota intorno alla sottolineatura della
domanda dell'alunno Vi possa essere di qualche utilità.
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