il disagio

 

Succede talvolta che un docente dica di un certo ragazzo: "non ha più voglia di studiare", "non gli interessa più nulla". Il giudizio, confermato anche da altri insegnanti, prelude spesso all’abbandono della scuola. Il genitore, che si era comunque reso conto della situazione, viene a sua volta informato ma a quel punto non sa più che fare, né dalla scuola riceve utili indicazioni in proposito. Gli rimane solo la condivisione di un rammarico.

Questo, secondo l’esperienza del PRASDO, è un caso emblematico disagio per cui la mancanza di voglia, di interesse, nel figlio/allievo è anzitutto da ascriversi a una modalità di rapporto che non garantiva la soddisfazione. Relativamente a siffatte circostanze si è potuto constatare che il genitore non ha saputo svolgere un vero lavoro relazionale poiché il criterio guida del suo rapporto, in luogo appunto della soddisfazione, era spesso la prestazione. Frasi del tipo "io lavoro, tu studi" sono emblematiche di tale modalità prestazionale che può diventare "dispositivo" - regola di comportamento -, valido talora anche per gli insegnanti.

Il genitore è il primo, sebbene non l’unico, imputabile in questa situazione, e il suo da farsi non può che procedere da tale consapevolezza e dal conseguente aiuto che potrebbe ricevere al fine di sapersi rapportare in maniera più adeguata. Gli incontri con uno psicologo del PRASDO hanno proprio lo scopo di mettere a punto questa competenza, da cui procede quella del figlio e, all’uopo, con la dovuta collaborazione, anche quella di un docente.

Alfeo Foletto, "un caso di grave disagio"

 

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