Tensioni e difficoltà di collaborazione nella Scuola dell’ Autonomia

 

Dai recenti incontri tenuti da PR.AS.DO. con docenti e presidi, sia a livello collettivo che individuale, sta emergendo una problematica che preoccupa tanto gli insegnanti quanto la dirigenza. Si tratta di tensioni e malesseri nei rapporti interpersonali, accentuati dall’ulteriore gerarchizzazione dei "poteri" nella scuola dell’autonomia, che ingenerano difficoltà di collaborazione e che si ripercuotono negativamente sugli studenti oltre che sull’immagine di un istituto.
E’ facile considerare che se un docente entra in classe con tensioni dovute a rapporti conflittuali trova difficoltoso il suo "fare scuola" e che, inoltre, tale stato di tensione può perfino indurre ad allusioni e riferimenti non corretti nei confronti di un collega dinanzi agli allievi stessi, ricercandone appoggi e complicità che alla fine si rivelano dannosi per tutti.
Va d’altro canto ricordato che un allievo impara a rapportarsi anche dalla relazione esistente tra i propri docenti i quali, comunque la pensino sul modo di educare e di insegnare, si devono un reciproco rispetto. Ma per favorire un buon clima nel rapporto docente-allievo, ciascun insegnante dovrebbe parlare bene dei colleghi, a prescindere dalla loro "visione" della scuola. Da questo importante lavoro di stima, infine, non dovrebbero essere esclusi nemmeno i genitori e la così detta collaborazione scuola-famiglia potrebbe anzitutto proporsi queste finalità.

IL CONSENSO: essere d’accordo e/o mettersi d’accordo

La ricerca del "consenso" sulla gestione scolastica è uno dei compiti più importanti della scuola dell’Autonomia, come viene spesso evidenziato nel LEADER EDUCATIVO "Le logiche dell’autonomia e l’apporto del dirigente scolastico" (AA.VV. Armando Editore 2000).
Si tratta però di capire su quali basi ed eventualmente a quale prezzo si ottenga tale consenso. Può infatti esserci l’accordo di fondo per cui il fare scuola dipende anzitutto dall’incontro fra un docente e un allievo, mentre il fatto gestionale ne è il supporto; ma può anche darsi che l’aspetto gestionale diventi prioritario fino a soppiantare l’incontro stesso. Quest’ultima modalità che sembra prendere sempre più piede nella scuola attuale fa sì che l’organizzazione, ad esempio, anziché rimanere un fatto di gestione a livello istituzionale, diventi un "principio di organizzazione", ossia un comando nel rapporto docente-allievo.
Il rischio in definitiva è quello per cui la gestione della scuola passi a gestione dell’individuo, tanto dell’insegnante quanto dello studente. Questa eventualità relega un docente al ruolo di funzionario, di ripetitore del sapere, facendogli perdere di dignità quanto al ruolo, ma soprattutto di soddisfazione quanto al posto di soggetto.
Pertanto, le tensioni e le difficoltà di collaborazione di cui si parla non sono anzitutto ascrivibili alla struttura scolastica in quanto tale, bensì al conflitto tra la libera iniziativa di un soggetto, da cui dipende la soddisfazione, e la sua esautorazione tramite il dispositivo di comando. Tale mancata soddisfazione porta poi a ricercare gratificazioni sostitutive, come i "micropoteri" che l’attuale scuola gerarchizzata può offrire, con l’inevitabile "gioco delle parti" che ne consegue.

RESPONSABILITÀ: nella scuola occorre distinguere due piani

Un docente è responsabile nella misura in cui sa rispondere all’allievo, ma anche al collega, al dirigente, al genitore e cioè se in primo luogo sa occupare il posto di soggetto in rapporto a un altro soggetto. Questo è il piano della competenza da cui procede appunto la soddisfazione.
C’è poi la responsabilità sulle "cose", ad esempio sulla programmazione, sulla valutazione, sulle conoscenze stesse relative alla propria disciplina, compresa la didattica. Si tratta di un altro piano, quello della professione, non meno importante del precedente che tuttavia occorre distinguere e subordinare altrimenti si rischia di far passare i mezzi a fini.
La didattica, ad esempio, potrebbe diventare "didattismo", per cui da aiuto nell’insegnamento assurge a comando, deprivando così un docente della sua competenza, ossia del suo esserci in quanto soggetto in ciò che insegna e rispetto a chi insegna.
Nella scuola occorre allora favorire anche tale componente di un docente, senza per questo temerne l’autarchia, semmai promuovendone l’autonomia che è anzitutto libertà d’iniziativa nei confronti di un allievo e cioè garanzia di ricchezza nel rapporto.
L’autonomia della scuola pertanto dovrebbe tenere conto dell’autonomia di un docente, dal momento che solo questa può veramente valorizzare quella, purché dunque si riesca a mantenerla distinta e subordinata, anche per frenare la tendenza inversa per la quale si potrebbe pagare un prezzo in termini di disagio.
PR.AS.DO. aiuta a chiarire questo aspetto del fare scuola, partendo dalla propria elaborazione che distingue il piano della competenza da quello della professione, promuovendo corsi collettivi sul tema della soddisfazione, nonché incontri individuali per una "messa a punto" della competenza stessa.

Alfeo Foletto, Vicenza, maggio 2001

 

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