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LA SCUOLA DI ECCELLENZA

 

La scuola con soddisfazione - che secondo la prospettiva di PR.AS.DO. si realizza allorché nel processo di insegnamento/apprendimento viene appagato il pensiero dei soggetti che vi sono coinvolti - mentre sul piano individuale  può estrinsecarsi come “scuola dei talenti”, su quello istituzionale può configurarsi come “scuola di eccellenza”.                                                                                                     

La scuola dei talenti è quella in cui l’insegnante sa investire sul pensiero - di vita - dell’allievo, sia allo scopo di facilitarne le acquisizioni disciplinari, sia per promuoverne il pensiero stesso. Questo circolo virtuoso garantirebbe due obiettivi: l’apprendimento e l’educazione di un ragazzo, in definitiva le mete previste dalle stesse disposizioni ministeriali. Tali traguardi tuttavia non possono costituire una pretesa istituzionale, ma semmai un auspicio, giacché il loro conseguimento dipende dalla “competenza” di un docente, ossia dalla sua capacità di mettersi in gioco in un rapporto assolutamente individuale. L’istituzione comunque, pur non potendo esigere questa competenza - facoltà - di un insegnante, che è altra cosa rispetto alla sua “professione”, può tuttavia favorirla garantendogli ad esempio  un’adeguata autonomia.                                                                                                                   

La scuola di eccellenza, allora, risulta quella in cui vi è la giusta connessione fra il momento collettivo del “gestire”, e quello individuale del “trattare” nei rapporti. A questo riguardo è possibile osservare una crescente difficoltà tra il “mettersi d’accordo”, su certe scelte istituzionali e “l’essere in accordo” su questioni più di fondo. Così, regalare per qualche ragione gestionale la promozione a un ragazzo che non ha lavorato adeguatamente, si scontra con l’idea condivisa di un fatto diseducativo. Ma è possibile cogliere anche un ulteriore aspetto del problema, che non si può risolvere con una semplice alzata di mano - mettersi d’accordo -, perché in una siffatta situazione la scuola rischia di “svendere” il proprio sapere, cosa che, prima o poi,  si ritorce contro la scuola stessa.                   

Alfeo Foletto

 

            Settembre 2004.

 

 

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