A SCUOLA CON SODDISFAZIONE

 

INTERVISTA PER IL QUADRANGOLO
a cura di Gianpietro Séry

PR.AS.DO. Progetto Ascolto Docenti, una recente novità nel mondo della scuola e dell’educazione.

Proponiamo un’intervista al Presidente del PR.AS.DO., dott. Alfeo Foletto, 
Psicoanalista di Vicenza e fondatore dell’Associazione.

Dott. Sèry: "la scuola italiana è piena zeppa di progetti, la maggior parte dei quali cade dall’alto sopra la testa di tutti: sembra che lo scopo principale dei progetti sia fare finta che la scuola sia ancora viva, una specie di accanimento terapeutico.Che cosa distingue il Prasdo da questi progetti-fantasia?

Dott. Foletto: Il Prasdo muove da un’idea, probabilmente condivisa anche da altri progetti, la quale tuttavia si estrinseca in una pratica che lo caratterizza e lo contraddistingue. L’idea è che la soddisfazione, ad esempio "esserci in ciò che si fa", debba costituire la struttura portante dell’insegnamento-apprendimento. Nei corsi collettivi per docenti (e genitori) viene trattata questa, come altre questioni ad essa correlate, al fine di evidenziare l’importanza di tale prospettiva nella scuola. Nell’incontro individuale - ed è questo l’aspetto pratico e più importante del Prasdo - si offre la possibilità a un docente di fare un breve percorso con uno psicologo dell’Associazione, per curarsi della propria competenza da cui dipende appunto la soddisfazione stessa. Non si tratta di insegnare tecniche psicologiche per gestire delle relazioni, o per risolvere problematiche particolari, bensì di favorire il possesso della propria psicologia, facoltà che consente di porsi in una diversa dimensione rispetto all’allievo: da competente a ...competente, ai fini appunto del beneficio reciproco. Il Prasdo pertanto non intende psicologizzare, medicalizzare la scuola, semmai mira al suo contrario, e cioè conferire dignità all’insegnante affinché possa autorizzarsi a dire che lo psicologo della relazione è lui stesso, e a far dire altrettanto al suo allievo.

Dott. Sèry: "Può raccontarci brevemente come è nata in lei l’idea del Prasdo e come questa idea ha trovato accoglienza presso alcuni suoi colleghi?"

Dott. Foletto: L’idea del Prasdo è stata un accadere, conseguente all’elaborazione, con alcuni colleghi del SERT della mia città, di un concetto, quello di disagio. Tale concetto veniva vieppiù acquisendo chiarezza e specificità nella misura in cui si sottraeva tanto a un’idea confusiva di malessere legato alla tossicomania, quanto a una più pericolosa - per mancanza di imputabilità - astrazione quale "disagio giovanile", esistenziale" ecc... E’ diventato sempre più chiaro, ma non banale, costatare che il significato primo di disagio è soltanto la ...mancanza di agio in un rapporto, ovvero di quello spazio che si crea per il fatto che un soggetto occupa un posto differente da un altro soggetto. Dis-agio, allora, si dà quando, attraverso svariate modalità, un individuo occupa il posto altrui, annullando dunque questo spazio e togliendo per questa via la competenza all’altro. Un individuo dis-agiato è quindi anzitutto un individuo esautorato della propria competenza, le cui cause sono da ricercarsi in precisi ambiti relazionali e non in vaghi malesseri; cosa del resto che ho potuto riscontare dapprima nell’ambito della tossicomania e più recentemente anche in quello scolastico, come quando un genitore mi riferisce di non sapere più che fare perché il figlio "non ho più voglia di studiare". L’aver fatto luce su questo concetto ha poi permesso anche ad altri colleghi, con formazione psicoanalitica, interessati alla scuola, di illuminare questioni di loro elaborazione e da qui ne è nata un’associazione. 

Dott. Sèry: "Il Prasdo nasce all’interno dell’esperienza dello Studium Cartello di Milano: in quale modo si colloca all’interno di quell’esperienza?"

Dott. Foletto: E’ nell’ambito dello Studium Cartello, Associazione psiconalitica presieduta dal dottor Giacomo Contri, che viene posta una distinzione fondamentale fra competenza in quanto "saperci fare" con l’altro e professione in quanto sapere acquisito. Tale distinzione, che a sua volta procede dall’elaborazione del concetto di "rapporto", quale partnership fra un soggetto e un altro, diventa massimamente importante in quegli ambienti, come la scuola, in cui è rilevante la dimensione relazionale. Questo "saperci fare", finalizzato alla soddisfazione, non dipende dalla professione, bensì dalla facoltà di un soggetto, e allorché si volesse ascriverlo alla prima sarebbe una mera pretesa. Si tratta in fin dei conti della stessa pretesa che vorrebbe contraddire l’affermazione di Freud per cui educare è una delle professioni impossibili: la conseguenza logica sarebbe l’esistenza della professione di genitore. Occorre allora saper distinguere ciò che è un rapporto che è una società fra due individui che mirano al beneficio reciproco, da ciò che è un’interazione, che è semmai la gestione di relazioni attraverso modalità predefinite; ogni progetto scolastico che confondesse questa con quello non sarebbe che un progetto fantasia. 

Dott. Sèry: "Sembra, dal nome stesso, di intuire che ciò che è più in evidenza nel lavoro del Prasdo è la dimensione dell’ascolto. Che cosa significa oggi, nella scuola come in altri ambiti, ascoltare?"

Dott. Foletto: L’ascolto è il primo momento della competenza di un docente. Non è un atteggiamento passivo, e nemmeno ha per oggetto le problematiche altrui, ma è un lavoro che ha lo scopo preciso di individuare il pensiero di colui che si ha di fronte per poter investire su di esso. E’ il capitale di partenza posseduto già da un bambino in quanto suo primo giudizio o principio di orientamento verso la soddisfazione, su cui dunque occorre fare leva. Non tenere conto di questo capitale, significa non solo sprecare dei talenti, ma anche arrischiare di inculcare un sapere come corpo estraneo, qualcosa che potrebbe essere rigettato appunto perché non ha avuto la possibilità di passare al vaglio del giudizio di colui che ap-prende. Nella scuola, (come anche in famiglia), questo aspetto viene spesso negletto; si preferisce, per così dire, fare i sordi rispetto a tale pensiero allorché, per esempio, si dà risalto all’oggetto (sapere) prima che alla competenza di colui cui è rivolto e che ne designerebbe la meta. L’espressione "ho un programma da svolgere" si attaglia a questa questione ed è anche un comodo e frequente dispositivo valido per tutta la classe, meta per tutti, che permetterebbe di evitare il lavoro d’ascolto con il singolo; ma così facendo si incontra la fatica. Occorre cambiare i termini, non certo per svalutare il sapere, semmai per incrementarlo, ma soprattutto per non renderlo astratto, assoluto, sciolto dalla meta di colui cui è destinato.

Dott. Sèry: "Ascolto docenti, ma il Prasdo non si cura solo dei docenti: quali sono i soggetti cui si rivolge il lavoro suo e dei suoi collaboratori?

Dott. Foletto: Il Progetto è indirizzato in primo luogo ai docenti poiché spetta a loro l’iniziativa volta a realizzare un rapporto di soddisfazione con un allievo, ai fini di quell’impresa di pensiero che è la scuola stessa. Ma il Prasdo riguarda anche coloro che debbono sostenere tali relazioni e direi, anzitutto, il capo d’istituto per quanto attiene la sua soddisfazione in rapporto ai propri docenti e i genitori per quanto concerne i figli; infine esso si cura della soddisfazione fra un genitore e un docente. Il Progetto riguarda tutte queste componenti, in quanto implicate in una logica relazionale di imputabilità, idea per la quale è possibile sentirsi parte in causa nei confronti di colui con il quale ci si rapporta. Occorre superare una certa logica, piuttosto diffusa nella scuola, in base alla quale si relega l’allievo al suo comportarsi, che consentirebbe al docente di "chiamarsi fuori" da certe responsabilità verso il proprio partner, per accedere invece a quel rapportarsi che coinvolge entrambi i soggetti. Si tratta di un vero e proprio passaggio di stato: da una visione prestabilita delle relazioni al pensiero della giuridicità dei rapporti. Questa è una delle mete più importanti che il Prasdo si propone di raggiungere con i soggetti della scuola.

Dott. Sèry: " Può raccontarci brevemente qualche esperienza significativa del Prasdo? Quali vie nuove si aprono nel mondo della scuola, anche riguardo a vecchie e usurate parole quale disagio, motivazione, metodo, recupero, collaborazione?"

Dott. Foletto: Da un paio d’anni sto portando avanti un’esperienza importante in una scuola in cui, dopo aver fatto una serie di incontri collettivi, sia per i docenti, che per i genitori, sulle idee portanti del Progetto, c’è stato il coinvolgimento del capo d’istituto in seguito ad alcuni incontri individuali con lo stesso. Tali incontri l’hanno reso sensibile sull’importanza della sua soddisfazione in rapporto ai docenti e a demarcare questo aspetto da quello strettamente gestionale della scuola. Il suo passaggio alla competenza si è concretizzato abbandonando il ruolo di ricettacolo di problematiche dei docenti e assumendo invece una posizione da cui pretendere beneficio da costoro. Così un problema relazionale, riferitogli da un proprio docente, doveva costituire per costui un’occasione per lavorarci e, all’occorrenza, anche con il mio aiuto. Tutto ciò ha favorito l’avvio di incontri individuali con alcuni docenti, e in seguito a questi, anche con qualche genitore. Il lavoro con l’insegnante, pur occasionato da qualche problematica specifica, non mira, come già detto, alla sua soluzione, quanto a conferire più competenza al docente stesso. Posso dire che questo si verifica nel momento in cui egli non è più succube di una visione precostituita della scuola, di un ruolo cui uniformarsi, ma accede a un pensiero che gli dischiude la possibilità di con-porre egli stesso delle mete. Gli incontri individuali con i genitori si sono potuti realizzare in maniera concreta anche grazie al coinvolgimento del rappresentante dei genitori, e hanno come tematica costante oltre, beninteso, la competenza genitoriale, il lavoro di collaborazione con il docente, tema che si sta rivelando sempre più importante quanto difficile.Tale esperienza procede e proseguirà anche in futuro, non tanto per una garanzia istituzionale, semmai per l’iniziativa di chi ha inteso che la soddisfazione è un fatto personale e che dipende da una competenza, per la quale, talvolta occorre anche farsi aiutare.

Dott. Sèry: "In quale modo è possibile, per chi leggesse e fosse interessato, partecipare all’esperienza del Prasdo?"

Dott. Foletto: Chi avesse inteso l’importanza di questa dimensione relazionale per quanto attiene la scuola, può rivolgersi al Prasdo, al fine di approntare un piano di lavoro collettivo e/o individuale, nelle le città di Milano, Torino, Genova Pordenone e Varese.


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